“Don Antonio”

Napoli dal primo dopoguerra agli anni ottanta È vissuta, almeno nelle sue classi sociali più disagiate, del commercio delle sigarette. La storia era cominciata subito dopo l’occupazione alleata, con la sottrazione delle chesterfield, delle camel, delle lucky strike dal carico delle liberty che le dovevano consegnare ai punti di vendita dei naafi (navy, army and air force institutes). fino alla fine degli anni cinquanta, il fenomeno fu integrato dallo spaccio del tabacco che veniva tratto dai mozziconi raccolti e liberati dai residui di carta dai muzzunari, appunto, che poi li riavvolgevano nelle cartine per venderli o, per uso personale, nelle foglie di pannocchia, più economiche, perché si traevano dai sacconi che erano i materassi dei poveri in canna. della tradizione della vendita di sigarette agli angoli dei quartieri con via toledo, od al vomero ed in centro, in luoghi convenzionali e ben noti ai clienti, è rimasto molto poco. Degli anziani ex contrabbandieri, con un ricordo nostalgico dei cartoni di sigarette che venivano sbarcati con gli scafi blu a torre del greco od a torre annunziata, per poi essere divisi per il commercio al dettaglio tra le famiglie in città che le vendevano a stecche, a pacchetti ed anche singole, rimane qualche esemplare che si è riadattato a smerciare altra mercanzia. gli ultimi trafficanti di roba che usciva dalla nato erano al vomero, dietro al mercato di antignano, ed a via toledo sino a non molti anni or sono. Di questi personaggi, residuo di un tempo morto e passato, ne era rimasto uno che si muoveva, secondo un ritmo antico, tra via tino di camaino ed i giardinetti di via ruoppolo, al vomero, di fronte alla parrocchia dei fiorentini. si era adattato da anni alla vendita dei dischetti dei film. si chiamava antonio, avrà avuto una sessantina di anni, ed era tatuato, magro forse per una malattia subdola, e dignitoso. credo fosse un pregiudicato per reati connessi alla sua attività, o ad altro, che non gli impediva di essere sempre ordinato, con un buon odore e discreto nel collocare la sua merce fuori legge, aspettando che qualcuno commettesse l’illecito acquistando i film taroccati. Con me, conoscendomi come giornalista sempre curioso, ma non intrigante od invadente, aveva un comportamento rispettoso, anche se non compravo mai la sua merce. qualche volta gli offrivo un caffè e lui qualche altra, per dignità e senza seguito da parte mia per discrezione e rispetto della sua indigenza, aveva cercato di offrirlo a me. improvvisamente non l’ho più trovato e dietro al suo banchetto ho visto altri. Ho saputo che don antonio, qualche giorno prima di natale, alla fatidica alba che vede le persone prelevate per motivi di giustizia, è stato caricato su una autovettura di servizio e condotto a poggioreale per scontare un residuo di pena derivatagli dal suo lavoro fuori legge. almeno così riferiva il pubblico che con il pragmatismo che contraddistingue i napoletani ricordava il commerciante di dischetti contraffatti. non so confermare che gli aspetti giudiziari siano esattamente quelli che mi sono stati riferiti, né se don antonio fosse qualcosa di peggio di quello che a tutti sembrava. sta di fatto, che non aveva torto un capello a nessuno in tanti anni di presenza sul “mercato”. è morto a poggioreale, prima di natale, qualcuno mi ha riferito, di grave malinconia. la legge va applicata ed è difficile sostenere che la pena sia stata inflitta in maniera sbagliata in questo caso. comunque, per quello che è dato vedere anche ad un imbecille o ad un superficiale, i commercianti stranieri che vendono merce pericolosa e contraffatta, e che non sanno cosa sia uno scontrino fiscale, sono rimasti dove stavano e nessuno è andato a svegliarli all’alba per la vendita di giocattoli, anche molto pericolosi, ai bambini dei giardinetti e della parrocchia. il commercio di uomini e di immondezza è una prassi consolidata in Campania ed in tutta Italia succede di tutto e tutto è molto grave. i danni sono irrecuperabili e sembra che a quei mercanti e delinquenti capiti raramente di morire di malinconia in qualche galera del paese dopo essere stati prelevati all’alba di una giornata molto fredda che precede un natale.