di Fabrizio Carloni
Da un esame anche superficiale la situazione politica italiana offre parecchie occasioni di riflessione. In prima battuta il Paese pur tra mille problematiche sembra ben amministrato; Giorgia Meloni nonostante gli attacchi spesso immotivati delle Sinistre, ha consolidato a livello internazionale una buona nomea; non solo Trump sul nostro Primo Ministro ha espresso giudizi edificanti.
Qualcosa di più poteva fare la nostra premier se meglio fiancheggiata sulla politica dei costi al consumo, delle tasse e della sicurezza interna che nonostante l’immissione di nuovi carabinieri, finanzieri e poliziotti, a volte sembra carente sul piano dei risultati.
La Sinistra all’opposizione, di contro, ha espresso la Signorina Elly Schlein che ha mostrato una certa inconcludenza con i suoi tentativi di coagulare un’opposizione che ha trovato Cinque Stelle ed AVS su posizioni non convergenti e recalcitranti.
Cosa che poi fa apparire la politica del Centro-Sinistra velleitaria e poco suadente è il continuo ricordare i veri e presunti problemi della parte governativa compiacendosene e dando agli osservatori, specialmente esteri, un’immagine del Paese mortificante. Non è equo addebitare il costo dei carburanti alla Meloni quando l’effetto del lievitare dei conti in generale nasce da una crisi congiunturale che è riconducibile alla situazione internazionale.
Come è poco opportuno declinare le scelte del governo sull’immigrazione clandestina come una questione di sciovinismo nonostante i dati del Ministero dell’Interno mostrino come essere violentato, giugulato, massacrato, rapinato da un italiano sia diventato quasi un privilegio per pochi eletti.
Quello che accomuna i due schieramenti, però, è una sostanziale evanescenza ed il poco spessore di molti suoi rappresentanti. È sotto gli occhi di chi vuol vedere oltre che guardare, come il tempo degli Andreotti, De Mita, Fanfani, Craxi, Almirante, Berlinguer sia definitivamente tramontato e come i personaggi che abitano la scena siano di una tristezza desolante. Il governo di Centro Destra ha scelto per i vari ministeri soggetti che creano in molti casi imbarazzi.
A fianco, infatti, dei tre o quattro politici che appaiono di spessore come Giorgetti, abbiamo il ministro conservatore che vuole lo Ius scholae contraddicendo i suoi sodali e che ha un tono di voce monocorde che induce l’ascoltatore al pisolino postprandiale.
Per non parlare di quel neofita del governo che tra reggi cravatta, gingillini da asola, orologi a cipolla con catena, farfallini, pochette e stivali da cavallerizzo più che un uomo sembra un albero di Natale. Per sottacere di quell’altro austero elemento la cui amante fa outing ex abrupto sulla loro relazione extraconiugale. E poi al Ministero dell’Agricoltura il tremolante Lollobrigida e poi, ancora, l’impalpabile Urso ovvero il silenzio siderale.
A Sinistra in coerenza con la situazione generale, segretari delle fazioni estreme che per quanto riguarda il lavoro, non hanno mai militato e che in molte occasioni mostrano un’ostilità viscerale verso barbieri, parrucchieri e visagisti. Cosa dire di Renzi e della Boschi che avevano dichiarato la propensione a dimettersi nel caso avessero perso al referendum costituzionale?
E di quel segretario di partito radicale con la moglie parlamentare che aggiunge i suoi 15mila euro di retribuzione mensile a quelli che guadagna il marito con la vocazione per il “Capitale”? Per non aggiungere il personaggio che ha vinto le elezioni regionali nonostante un curriculum coerente con quello del suo ex compagno di partito che prima di entrare in politica vendeva bevande gassate allo stadio San Paolo.
Tutti, poi, riferendosi al linguaggio che utilizzano, vestono un lessico ripetitivo e ultra-abusato con i termini “gogna mediatica”; “macchina del fango”; “tsunami”; “senza se e senza ma”; “impatto”; “deriva”; “dovunque tu sia”; “che la terra ti sia lieve”; “iconico”; “sono nervosi”; “sono disperati”; “posizioni becere”; “sono in confusione”; “la narrazione”.
Meraviglia che l’Italia la cui storia risale a Romolo e Remo debba agitarsi in acque così stagnanti e che chi la rappresenta sia in ruoli di potere esecutivo o di opposizione debba essere così ordinario. Giorgia Meloni ha una grande intelligenza anche operativa e sta pagando il prezzo di una politica della Destra storica poco attenta alle proprie risorse umane. Cosa che a prima e seconda vista caratterizza anche l’opposizione che è frequentata da personaggi altrettanto scadenti con l’eccezione di Calenda che però rappresenta una porzione minimale della minoranza parlamentare.


