Oggi abbiamo l’onore di intervistare il Professor Giovanni Esposito, uno dei più autorevoli cardiologi italiani, attualmente Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli. Rinomato per la sua competenza nel campo della cardiologia interventistica e per il suo impegno nella ricerca scientifica, il Professor Esposito è anche una figura di riferimento nella formazione dei nuovi medici e nella promozione della prevenzione cardiovascolare. In un momento storico in cui le patologie cardiache restano una delle principali cause di mortalità, il suo contributo risulta più che mai prezioso. In questa intervista affronteremo con lui i progressi della medicina cardiovascolare, l’importanza della prevenzione e le nuove tecnologie al servizio della salute del cuore.

Quanto è cambiata la cura delle malattie cardiovascolari negli ultimi 10 anni? Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito al consolidamento delle conoscenze acquisite di recente nell’ambito della ricerca sulla diagnosi e la cura delle principali malattie cardiovascolari. In particolare, la disponibilità di nuovi farmaci per l’abbassamento dei livelli di colesterolo ha potenziato l’armamentario disponibile per ottimizzare la prevenzione cardiovascolare. Sono stati individuati nuovi biomarcatori di rischio e di malattia che, a loro volta, possono costituire futuri target terapeutici. Nell’ambito della cardiologia interventistica, si è ulteriormente affermata l’efficacia e la sicurezza dell’impianto transcatetere di valvola aortica (TAVI) e si sono rese disponibili, su più ampia scala, procedure di riparazione della valvola mitrale e tricuspide.

Ci sono novità o tecnologie recenti particolarmente promettenti in ambito cardiologico? Sì, le principali innovazioni riguardano sia il campo farmacologico sia quello interventistico. L’applicazione di tecnologie avanzate sta rendendo sempre più concreta la realizzazione di nuovi farmaci e persino vaccini contro le malattie cardiovascolari. Allo stesso tempo, i moderni strumenti diagnostici permettono diagnosi più precoci e precise, consentendo trattamenti tempestivi e personalizzati.

Quali sono i principali fattori di rischio cardiovascolare che vede oggi nei suoi pazienti? Il fumo resta uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare, segno che occorre ancora molto lavoro in termini di prevenzione e informazione. Tra i giovani, cresce il consumo eccessivo di alcol, mentre lo stress e il disagio psicosociale rappresentano minacce sempre più rilevanti. Recenti studi indicano inoltre che inquinamento ambientale e infezioni virali avranno un impatto crescente nel determinare il rischio cardiovascolare delle prossime generazioni.

Qual è il ruolo delle procedure interventistiche come l’angioplastica o la TAVI oggi? L’angioplastica coronarica resta una procedura salvavita fondamentale. La sua diffusione capillare, anche in aree prima escluse dai percorsi di emergenza, ha permesso una riduzione significativa della mortalità per infarto. Inoltre, l’integrazione di tecniche ancillari ha migliorato efficacia e durata dei risultati. Allo stesso modo, la TAVI ha rivoluzionato il trattamento della stenosi aortica, diventando una procedura standard in grado di aumentare la sopravvivenza e migliorare la qualità di vita di molti pazienti altrimenti destinati a soccombere ai sintomi e alla prognosi di una malattia molto grave.

Quali innovazioni ci aspettano nei prossimi 5-10 anni? Nei prossimi anni, vedremo un impiego sempre più diffuso delle tecnologie digitali nella diagnosi e nel trattamento delle malattie cardiovascolari. I percorsi terapeutici diventeranno più snelli ed efficienti, grazie a diagnosi rapide e accurate. Anche le procedure interventistiche si semplificheranno, diventando più standardizzate e sicure, grazie all’integrazione di strumenti tecnologici sempre più sofisticati.

C’è qualcosa che migliorerebbe subito, se potesse? Mi piacerebbe vedere migliorare due cose in particolare. La prima è l’aumento della consapevolezza pubblica sui principali fattori di rischio cardiovascolare, in particolare tra i giovani: le scelte che si fanno in giovane età influenzano profondamente la salute futura. La seconda è l’equità nell’accesso alle cure: oggi esistono ancora grandi disuguaglianze tra regioni e paesi. Nel mondo occidentale affrontiamo l’obesità con nuovi farmaci efficaci, mentre altrove si continua a morire di fame. Questa disparità è inaccettabile.

Recentemente, si è parlato molto dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale in cardiologia. Qual è la sua opinione a riguardo? Sono molto fiducioso. L’intelligenza artificiale sta già migliorando la precisione degli strumenti diagnostici e il suo impiego è destinato ad ampliarsi. Tuttavia, credo che debba essere guidata sempre dal giudizio clinico e scientifico: solo così potrà essere uno strumento realmente utile e sicuro. Come ogni innovazione, va usata con consapevolezza, per evitare errori o un uso improprio.