Attore, musicista e autore, Matteo Paolillo si racconta senza filtri tra successo, identità e inquietudini contemporanee. Dal boom di Mare Fuori alla scrittura del libro “2045”, riflette su un mondo sempre più guidato dai numeri e sempre meno dalle relazioni umane, mantenendo al centro la sua personale ricerca artistica e interiore.

Come hai vissuto il successo improvviso e la notorietà? È una vita sempre sottoposta all’approvazione degli altri, ma ci ho fatto i conti, mi sono abituato. Non mi è pesato perché è stata in ogni caso una benedizione, però ovviamente ha fatto sì che dovessi gestire in maniera diversa la mia vita…

Quanto conta il lavoro di squadra nel tuo percorso artistico? Anche se io sono molto deciso nelle scelte, questo lavoro non si può fare da soli, è un lavoro di squadra ed io ne ho una validissima.

Che idea hai del mondo di oggi? Il mondo oggi funziona molto in base ai numeri. Tutto è numerabile. Grazie al successo ho potuto capire chi mi vedeva come un moltiplicatore e chi semplicemente come persona.

È difficile trovare amicizie sincere in questo ambiente? L’amicizia è molto rara proprio perché disinteressata.

Ci sono anche aspetti positivi nella notorietà? Ci sono ovviamente molti lati positivi perché ci sono tante persone che altrimenti non avrei conosciuto…

A che punto sei nel tuo percorso personale? Sono a un buon punto, ma manca ancora tanto nella ricerca di me stesso.

Che infanzia hai avuto e quanto ha influito su di te? Sono stato un bambino sereno, senza traumi. I miei genitori avevano un negozio di fiori ed ho sempre avuto l’esempio di mia madre che curava i fiori. Quindi è molto forte dentro di me il valore della cura verso gli altri esseri viventi.

Come immagini il futuro? Apocalittico (ride ndr). Non amo pensare al futuro perché mi preoccupa, quindi tendo a vivere nel presente.

Cosa ti preoccupa del futuro? Siamo in un’epoca molto decadente in cui soprattutto l’arte è inflazionata e non ha il valore catartico che dovrebbe avere, ossia di elevare l’uomo. Non c’è più critica, ma commento. Non vince ciò che ha più valore, ma vince quello che fa più numeri. Mi fa molta tristezza l’indifferenza per quello che succede intorno.

A proposito di futuro, hai scritto un libro, “2045”. Ce ne parli? È vedendo questo andazzo che ho scritto questo libro. Ci sono due protagonisti che si muovono in un mondo sempre più tecnologico ed in questo racconto mi domando cosa significhi essere umani in un contesto del genere.

Che rapporto abbiamo oggi con la tecnologia e le relazioni umane? Ci sono tante cose automatizzate che fanno perdere l’interazione umana, siamo sempre più soli perché questo è funzionale al consumismo. Ma l’uomo è un animale sociale e quindi da solo sta male.

Hai preso parte ad un film spagnolo, “Idoli, fino all’ultima corsa”. Che esperienza è stata? Mi è piaciuto molto lavorare con una troupe spagnola ed un cast internazionale. È stato tutto molto stimolante, dal lavorare con Claudio Santamaria, all’indossare la tuta di MotoGp, montare una moto di quel tipo. Poi io parlo molto bene lo spagnolo.

Che rapporto ha la tua famiglia con il tuo successo? La mia famiglia è stata contenta ma la vive in maniera molto tranquilla perché io sono lo stesso di sempre.

Che legame hai con il tuo territorio? Amo molto viaggiare, ma più viaggi più ti rendi conto che dove vivi è il posto più bello del mondo. Io sono di Salerno, ma il mio posto del cuore è la Costiera Amalfitana.

Che ruolo ha la fede nella tua vita? Ho una mia fede, ma preferisco non parlarne, è qualcosa di troppo intimo e rischierei o di essere frainteso, o deludente nelle risposte.

Che esperienza è stata il film “Io più te”? Il personaggio che ho interpretato, è un uomo molto sensibile, lontano da quello che avevo fatto finora. Mi ha dato quindi la possibilità di toccare corde profonde in cui mi ritrovo.

Quanto è stato difficile uscire dal ruolo di Mare Fuori? La difficoltà per allontanarmi da quel ruolo, è stata proprio trovare progetti diversi con cui dimostrare che sapevo fare anche altro.

Matteo musicista. A quale progetto musicale sei più legato? Il disco a cui sono più legato è “Mar for” perché mi ha cambiato la carriera musicale.

Come sta evolvendo il tuo rapporto con la musica? Mi sono allontanato dal rap, ho sperimentato altre forme e forse ho trovato la mia dimensione. Il rap è molto autoreferenziale, mentre con la recitazione devi abbandonare l’ego per dar spazio ad altre personalità. Questa dicotomia mi stava stretta, così ho cercato nuove forme espressive.

C’è qualcosa che senti ti ferisce? Ho sempre sofferto la mancanza di sensibilità delle persone. Sto leggendo un libro che mi sta aiutando molto, si chiama “Persone altamente sensibili”. Esserlo non è facile.

n° 108 Maggio 2026