Giulio Golia approda a Le Iene nel 1998, inventando con gli autori il personaggio di “Totò Fattazzo”, uomo semplice, che si pone delle domande sulle ingiustizie quotidiane. Da allora Giulio ne ha fatta tanta di strada, arrivando ad essere la iena più anziana del noto e amatissimo programma di Italia 1. Una delle sue più recenti esperienze professionali è “Inside”, con uno speciale, sempre de Le Iene, sulla “Puglia criminale: la quarta mafia”.
Giulio, il reportage dedicato alla mafia pugliese che porta la sua firma e quella di Francesca Di Stefano è stato un successo. Quali altri temi le piacerebbe approfondire? Sono scaramantico, ho sempre un corno sulla scrivania e non anticipo quello che vorrei realizzare. Per adesso mi fermo, ma una Iena è sempre in agguato.
Una Iena ha anche paura? Quando tratti determinati argomenti non puoi non conoscere la paura, l’adrenalina. Non sai mai chi ti trovi davanti e come reagirà, fai irruzione in un sistema dove, chi guadagna da determinato meccanismo, non può che considerarti un nemico. Mi hanno sparato due volte tanti anni fa.
Riesce a tornare su certi argomenti dopo aver rischiato la vita… Torno molto volentieri anche in Puglia, dov’è successo. Una terra meravigliosa. Se fai il mio lavoro non puoi non entrare in contatto con il tessuto sociale, esserne quasi parte per ricevere imbeccate e approfondire.
Toto Fattazzo, Giulio Hulko, Boccione, sono i personaggi che ha interpretato nella sua lunghissima carriera da Iena, ora finalmente è Giulio Golia. Ora sono Giulio Golia, sono il più anziano delle Iene. Faccio questo programma da 27 anni.
Che cosa le ha dato e cosa, invece, le ha tolto essere una Iena? Essere una Iena ti consuma, cambi modo di ragionare, di vedere le cose. Ogni storia che incontri te la porti dentro, non riuscirai mai a liberartene. Dico spesso che entro nella vita di un altro, la svuoto e me la porto dentro. Molti colleghi sono andati via. Sono sempre pronto a partire, ho sempre con me un cambio con camicia bianca e cravatta nera, anche in vacanza. Non mi sento un supereroe, ma uno che ha un assetto mentale che ormai gli impedisce di voltarsi dall’altra parte di fronte alle brutture. Non sono ancora stanco, sento di avere ancora molto da dare nel mio lavoro, stanotte alle 2 rispondevo alle mail.
La sua vita privata soffre questa ingombrante professione? Si evolve più o meno subordinata alla missione. Se hai una persona intelligente di fianco, capisce quello che hai sempre voluto fare. Considero il mio lavoro il più bello del mondo e sono fuori casa quattro o cinque giorni alla settimana. Se un partner ti stima è più semplice stare al passo.
Delle sue seguitissime inchieste qual è stata la più forte? Una delle inchieste che mi ha lasciato il bello e il brutto è quella su Marco Vannini. Dal nostro intervento è cambiato lo scenario. La morte di un ragazzo di 20 anni, in quella situazione, è inaccettabile. Marco per me è come se fosse una persona di famiglia, sento i suoi genitori. Anche l’inchiesta su Gianmarco Poizzi mi ha colpito molto, anche perché “inciampai” nel caso durante una vacanza a Ponza dove il giovane fu trovato morto in circostanze misteriose. E poi c’è dj Fabo, sono stato l’unico ahimè ad averlo intervistato e il nostro incontro ha cambiato per sempre il mio atteggiamento verso il suicidio assistito.
Quali sono i suoi interessi e ha un hobby? Quando finisce la stagione televisiva vado al mare, faccio immersioni, amo la vela e lo sci nautico. Il mare è un elemento essenziale nella mia vita. Cerco di fare un viaggio appena posso. Vado al poligono, corro, mi diletto al tiro con l’arco. Il mio tempo libero si riduce a circa quaranta giorni all’anno. In estate cerco di avere una vita normale, anche solo rimettendo in sesto i documenti e incontrando gli amici che mi vogliono bene nonostante le mie lunghe assenze.
Che rapporto ha con Napoli? Napoli è il mio cuore pulsante, non avrei fatto questo mestiere senza lei dentro. Ci collega un filo diretto, appena posso scappo a Napoli anche solo per andare a mangiare nei quartieri e vedere amici di scuola.
Che rapporto ha con il pubblico? Spettacolare. Con le persone che mi fermano per la strada non c’è soltanto il selfie ma un aperto dialogo, uno scambio, gratitudine, incoraggiamento. Se sono ancora una Iena dopo 27 anni, lo devo anche alla gente che mi segue, mi informa, mi ringrazia ogni giorno.
Se fosse ospite al programma “Belve”, non avrebbe dubbi alla domanda “Che belva ti senti?” Senza dubbio una Iena! Mi piace Francesca Fagnani, è brava.
Sento un borbottio inconfondibile… Sta uscendo il caffè, sì, sono un appassionato di caffè napoletano, faccio il diavolo a quattro per averlo ovunque mi trovi. A proposito di caffè, ho iniziato la collaborazione con Kimbo, per il progetto “Un Chicco di Speranza” insieme al carcere di Secondigliano e la Diocesi di Napoli. Un’iniziativa volta alla formazione professionale e al reinserimento sociale dei detenuti.




