di Fabrizio Carloni
La vicenda della famiglia anglo-australiana domiciliata in una casa nel bosco in provincia di Chieti, in Abruzzo, ha sollevato un grande clamore. Quello che è apparso evidente è come, contraddicendo un sentire quasi generale che ha guastato il mondo per un sessantennio, il sodalizio affettivo composto di mamma, papà e tre figli bambini, abbia raccolto una larghissima solidarietà sociale che va al di là dei propri meriti. In poche parole, alla gente comune è apparso un comportamento eccessivo quello tenuto dalla magistratura con l’appoggio della forte consorteria degli assistenti sociali teso a ridurre in una struttura protetta i pargoli sospendendo, peraltro, a mamma e papà la potestà genitoriale. Lo scontro tra le parti, a prescindere dagli sviluppi della querelle, è nato dalla diversa concezione della vita tra le autorità ed i genitori. Le prime hanno trovato incompatibile il fatto che i secondi con poca attenzione tenessero i piccoli in un casale privo di acqua corrente, luce e servizi igienici interni; il papà e la mamma, di contro, hanno confermato che era per loro inconcepibile che i discendenti bevessero acqua inquinata dal cloro, dovessero frequentare le scuole mutuando un sentire per loro incomprensibile, potessero vivere schiavizzati da apparati elettronici e lontani dalle sane abitudini che consistono nel vivere in simbiosi con la natura e gli animali domestici. Comunque, ciò che ha disturbato buona parte dell’opinione pubblica è la singolare trattazione della materia utilizzando parametri diversi da quelli consueti. In poche parole, la popolazione non solo italiana si è chiesta perché in presenza delle stesse leggi, le decine di migliaia di bambini Sinti e Rom, possano vivere in maniera tale da far apparire i tre bambini di cui abbiamo scritto in esordio dei veri eredi di famiglia reale. Come è possibile che in aree come il campo nomadi di Giugliano od in quello sotto la circumvallazione che porta dalla Tangenziale ad Ikea, centinaia di zingari di tutte le età debbano vivere in baracche che a posto dei muri hanno pareti costruite con l’immondezza in cui le utenze sono sottratte ai gestori con allacciamenti truffaldini? Perché quei bambini gitani in grave divergenza con le leggi dello Stato debbono evitare di andare a scuola, sono obbligati a vivere in simbiosi con i topi e devono sottrarsi alle vaccinazioni? Perché nei loro confronti non intervengono le istituzioni? Perché nel loro caso, noto a tutti, non ci sono autorità che intervengano a carico dei servizi sociali dei comuni interessati inadempienti (ed/od impotenti) e non denunciano alla Procura dei Minori i delinquenti che tengono i piccini in condizioni indicibili o se ne servono per pitoccare o rubare? In analogia, perché i minori di 14 anni di Scampia, dei Quartieri Spagnoli, di Marano, del Parco Verde di Caivano e delle altre periferie napoletane non vengono salvati con interventi mirati? Perché a loro è concesso di andare in motorino, di disertare le scuole, di fiancheggiare la Camorra che li utilizza come “moschilli”? Riassumendo, nel caso dei bambini di Chieti si è applicata la legge in maniera puntuale lasciando che decine di migliaia di loro coetanei siano trattati in difformità degli obblighi parentali. L’azione penale è obbligatoria per i magistrati e in particolare per il Pubblico Ministero; oltre a costituire una componente pregnante della nostra Carta fondamentale (Art. 112 Cost.). È in base a questo articolo che il PM deve avviare l’attività inquirente (indagini) ogni volta che intercetta una notizia di reato garantendo l’uguaglianza dei soggetti di fronte alla legge. È possibile che nessun funzionario, ufficiale, maresciallo, graduato o militare dei Carabinieri, della Finanza, della Polizia di Stato, o di quella Locale sia mai passato per la Doganella o per uno dei tanti siti in cui i bambini alla luce del giorno fanno una vita da animali? Perché in questi casi i magistrati non intervengono in maniera efficace o per quale arcano i rappresentati delle Forze dell’Ordine si macchiano del reato di omissione di atti d’ufficio dovuti?


