di Fabrizio Carloni
I disordini di Torino culminati nel tentativo di linciaggio di un agente della Polizia di Stato da parte dei partecipanti alle proteste per la chiusura di un centro sociale radicale, sollevano ancora una volta varie domande. In particolare, viene sollecitato l’interrogativo sul perché ad una lunga lista di provvedimenti proclamati dalle parti politiche che costituiscono la maggioranza, non siano seguiti i fatti.
Nel caso particolare ci si domanda per quale ragione in relazione alla questione sicurezza, non si sia fornita alle forze di polizia più che i mezzi che appaiono tutto sommato sufficienti, la giusta filosofia operativa. In buona parte la replica potrebbe coinvolgere il soggetto non trascurabile rappresentato dalla Magistratura. Riassumendo, perché chi ci governa non ha reso efficace l’operato dei Carabinieri, della Pubblica Sicurezza, della Guardia di Finanza, che devono sottostare ai desiderata della folla inferocita, come accaduto all’agente di Torino, senza potersi difendere ricorrendo ad una fermezza proporzionata all’offesa subita? Perché di fronte ad un gruppo debordante di malavitosi che ne stanno mettendo in pericolo la vita, il membro delle Forze dell’Ordine non può mettere mano alla pistola per usarla in maniera almeno dissuasiva?
Perché il governo di un personaggio carismatico e di conseguenza come la Meloni per praticità di comportamenti non accetta il rischio di dover rintuzzare in maniera decisa le condotte di una parte rappresentativa della Magistratura? Perché a parte i seguiti come l’ennesimo “Decreto Sicurezza” il Primo Ministro non affronta in maniera maschia il Capo dello Stato? Tanto perché l’alto interlocutore dia un autorevole segnale a chi continua a mettere in dubbio il sacrosanto diritto di difendere la propria casa od azienda o la divisa con atteggiamenti legali che vengono sistematicamente messi in discussione con grave perdita di credibilità per la Repubblica.
Perché le Forze dell’Ordine in conformità con quanto accade in altri apparati dello Stato devono essere condizionate da organismi statuali che con puntualità continuano a sanzionare chi cerca di applicare ai propri comportamenti il senso comune ed i principi della democrazia? Cosa sarebbe successo al poliziotto di Torino che alla terza martellata avesse estratto la pistola per dare un colpo di avvertimento alla canea scatenata?
Perché tutta l’opera dei rappresentanti dello Stato è gravemente compromessa dalla vischiosità delle regole d’ingaggio e dalla burocrazia? Chi è tra chi legge che veda tutti i giorni rispettate le norme del Codice Penale, di quello della Strada e di quello Civile in maniera costruttiva? Quanti sono i quartieri cittadini ed i paesi foranei in cui intorno alle caserme siano rispettate le regole almeno basilari del vivere civile? Come è possibile che i commercianti dei mercati utilizzino spazio pubblico a discrezione lordando interi isolati nelle prossimità di caserme dei Carabinieri, della Guardia di Finanza o di commissariati di Pubblica Sicurezza?
Perché, come ha ampiamente documentato il coraggioso onorevole Borrelli molti dei garage pubblici di Napoli sono gestiti con arroganza ed a prezzi insostenibili? Perché fuori alla Reggia di Capodimonte od al Cardarelli e nelle prossimità degli altri ospedali collinari i parcheggiatori abusivi occupano senza timore gli spazi pubblici?
Perché il cittadino a modo ogni volta che segnala deve essere intimorito e depistato da agenti e militari che chiedono di trasformare l’informazione spesso preziosa in denunce alla Procura della Repubblica? Anche quando il fatto segnalato si svolge sotto gli occhi di tutti?
Perché nel contenimento della teppaglia che trova un facile pretesto nelle manifestazioni, non si impiegano in maniera proficua agenti o militari in borghese che possano isolare i peggiori facinorosi per poi catturarli o che possano individuare tra i travisati chi si macchia di gravi reati?
Perché il Ministro degli Interni invece di lamentarsi ostentando poche decine di individui denunciati non organizza perché gli uomini alle sue dipendenze non finiscano in massa negli ospedali?
Perché i responsabili delle stazioni e dei commissariati non vengono chiamati a dare conto del malaffare spicciolo che pervade i quartieri e le immediate vicinanze dei presidi affidati?
Perché a Via Toledo, a Napoli, i commercianti stranieri vendono propri prodotti con i marchi contraffatti a 300 metri dalla sede comunale?
Riassumendo, viene da chiedersi perché un governo vincente, guidato da un bel personaggio costituito da Giorgia Meloni non riesca ad unire ai risultati ottenuti in campo internazionale quelli su un campo altrettanto delicato costituito dall’ordine interno. Perché ai militari di “Strade Sicure” non si fornisce il potere di poter agire in maniera fattiva ed efficace alla salvaguardia dello Stato di cui indossano le divise?


