La storia del ristorante ‘E Curti, è la storia di due “nani” lillipuziani, in dialetto napoletano: ‘e curti. La loro vita incredibile ci è stata raccontata da Vincenzo D’Alessandro, per tutti “Enzo dei Curti”, il cui nome viene spesso trasformato in “Enzo De Curtis”, richiamando il celebre Totò: “un gioco di antonomasia che non si addice a me che sono un contadino”. Scherza, l’imprenditore “contadino”, che porta avanti, con sapienza e fedeltà, un ristorante centenario, tra i migliori di Italia, fondato dai suoi zii, Luigi e Antonio Ceriello, ‘e curti, fratelli di suo nonno Francesco, “che era alto 1,80, ironia della sorte!”. Oltre ad essere un grande professionista, Enzo è un uomo di rare ironia e cultura. È stato bellissimo ascoltare la storia del suo ristorante, che si trova alle falde del Monte Somma, in uno dei borghi più produttivi della Campania: quello di S’Anastasia. Era il 1938 quando ‘e curti cominciarono a lavorare come presentatori del circo, un mestiere nobile e ambulante allo stesso tempo, che gli valse un importante bagaglio di conoscenze ed esperienze gastronomiche, con il quale tornarono nel paese di origine per rilevare l’osteria che ancora oggi li ricorda. Divenne subito un luogo di culto del buon cibo, per Napoli e provincia, perché ‘e Curti ci portano tutto ciò che avevano imparato girando per le case dei nobili della penisola con la loro arte. Allora, infatti, nei confronti dei circensi, forestieri e poliglotti, c’era un grande rispetto. I fratelli Ceriello sono stati i pionieri della filosofia gastronomica a chilometri zero: preferivano verdure locali, capretti e animali di cortile come pollo e coniglio, il grande pomodorino del Vesuvio, il cosiddetto “piennolo”. Nel 1952, elemento non da poco, la mamma di Enzo D’Alessandro, la signora Angelina, che allora aveva 9 anni, salì sullo sgabello (‘o scannetiello, in napoletano) che ‘e curti si erano fatti fare per arrivare ai fornelli e i due parenti lillipuziani le trasmisero tutti i saperi di cui Angelina ancora oggi si avvale. Da 100 anni il locale si trova nello stesso vicoletto di S’Antanasia, oggi “casa e bottega” con giardino e cucina a vista, “pavimento compreso”, ci tiene a specificare Enzo “dei Curti”. Con la madre Angelina condivide non soltanto vapori e ordini, ma anche e soprattutto valori, quelli dell’amore per il bello, in tutte le sue espressioni, per il genuino, in tutte le sue declinazioni e dell’appartenenza alla tradizione, alla semplicità, al territorio e alla terra, dai quali arrivano direttamente in tavola piatti come il tianello, un piccolo tegame in rame con cinque pezzi di carne diversa, o la genovese, il soffritto e la minestra maritata. Nel menù del noto ristorante napoletano compare il piatto chiamato “secchio della munnezza”, nato in origine dalla raccolta di avanzi di frutta secca rimasti allo sbarazzo della tavola. Proporlo era un azzardo per la signora Angelina, ma per Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e uno dei massimi esperti nel panorama enogastronomico mondiale, era necessario. Il matrimonio tra pomodorino, noci, nocciole, pinoli e uva passa, tutti ingredienti pregiati e campani, era per l’assaggiatore d’eccellenza, uno dei migliori mai avvenuti. “Siamo stati i pionieri della cucina non elitaria e nel nostro dizionario – dice Enzo – stellato indica un cielo pieno di stelle”. Eppure Vincenzo D’Alessandro conosce tutti i primi punti di filiera, non ha bisogno di ricorrere a intermediari. Questa linea diretta ha contribuito alla nascita di un laboratorio di liquore di noci, detto “Nocillo”, di Enzo e sua sorella Sofia, che arriva a produrre quarantamila bottiglie all’anno distribuite in ventisei Paesi del mondo. Il Nocillo ‘E Curti è talmente buono che il celebre albergo del film Pretty Woman, il Beverly Wilshire, lo ha scelto per omaggiare i suoi clienti. Il laboratorio produce anche il limoncello in co-branding con il Grand Hotel Excelsior Vittoria di Sorrento che mette a disposizione la sua limonaia. Resilienza è la parola chiave della famiglia D’Alessandro, agire in linea con i propri valori anche quando ciò non è vantaggioso. Può essere difficile se la struttura non è solida, ma non né il caso del ristorante ‘E Curti.