
di Luca Pasquarella
Immaginate questa scena: il cliente arriva, si siede, apre il suo laptop — Mac, Surface, ThinkPad, non importa — e in pochi secondi il suo schermo compare sul grande display della sala. Nessuno cerca il cavo HDMI nel cassetto, nessuno scarica app dell’ultimo minuto, nessuno dice “aspetta, ho il mio adattatore in borsa”. La riunione inizia. E inizia bene.
È una scena che dovrebbe essere normale. Eppure, ancora oggi, nelle sale riunioni di moltissime aziende italiane, i primi dieci minuti di ogni meeting vengono divorati da una liturgia frustrante: trovare il cavo giusto, capire quale ingresso è attivo, chiamare l’IT perché il WiFi del display non va. È un furto di tempo mascherato da problema tecnico. In realtà è un problema di progettazione.
Quando mi trovo a progettare una sala riunioni per un cliente, la prima domanda che faccio non è “quanti schermi vuoi?” ma “chi porterà il proprio dispositivo?”. Perché oggi la risposta è sempre la stessa: tutti. Il BYOD – Bring Your Own Device, portate il vostro dispositivo – non è più una tendenza, è la realtà di come le persone lavorano. Il laptop è diventato lo strumento principale, personale, configurato su misura. Chiedergli di “collegarsi al sistema” con un cavo trovato in un cassetto è come chiedere a un chirurgo di operare con bisturi presi a caso da un armadio.
La risposta sartoriale che ho trovato più convincente sul mercato lavora su due livelli complementari. Il primo è quello fisico, cablato, integrato nel tavolo: qui il protagonista è Ochno, un sistema di origine svedese che incarna perfettamente la nostra filosofia del “tutto invisibile, tutto funzionante”. Ochno integra nel piano del tavolo un connettore Usb-C singolo che fa tutto insieme: carica il laptop fino a 100W, trasmette il video in 4K verso i display della sala, gestisce audio e dati, e commuta in modo intelligente tra il sistema di videoconferenza fisso – Teams Room, Google Meet – e il dispositivo del visitatore. Un solo gesto: appoggi il cavo USB-C e la sala ti riconosce. Il laptop comincia a caricarsi, lo schermo si accende con la tua presentazione, il microfono della sala è pronto. Senza toccare nulla altro.
Il secondo livello è quello wireless, e qui Barco ClickShare resta a mio avviso il riferimento più solido del settore. Con il ClickShare Button – una piccola chiavetta Usb che si conserva in sala – oppure direttamente da app, chiunque può iniziare a condividere il proprio schermo in meno di sette secondi. Sette secondi: il tempo di un respiro profondo. ClickShare supporta qualsiasi sistema operativo, qualsiasi piattaforma di conferencing, e nei modelli più recenti – ClickShare Hub Pro – è già certificato per Microsoft Teams e si integra con le barre audio Sennheiser TeamConnect di riferimento. Il risultato è una sala che funziona sia per il meeting interno in piena autonomia, sia per l’ospite esterno che vuole condividere la sua schermata senza installare niente.
Quando li combiniamo insieme – Ochno per la connessione fisica e ClickShare per la libertà wireless – otteniamo qualcosa di molto potente: la sala che accoglie chiunque, con qualsiasi dispositivo, in qualsiasi scenario. Il tavolo offre ricarica e connessione stabile. Il sistema wireless offre libertà totale di movimento. Il display principale – tipicamente un pannello 4K da 86 pollici o un videoproiettore laser – mostra tutto con qualità impeccabile. E il cliente, seduto di fronte a noi, vede una sala pulita, elegante, senza grovigli di cavi sul tavolo, senza telecomandi misteriosi.
La tecnologia nella sala riunioni deve togliere attrito, non aggiungerlo. Ogni secondo perso a “far funzionare” la tecnologia è un secondo sottratto alla conversazione, alla relazione, alla sostanza del lavoro. Quando progettiamo questi ambienti, il nostro obiettivo non è riempire la sala di schermi e dispositivi: è fare in modo che la tecnologia sparisca, che diventi parte invisibile del rituale professionale, come la luce giusta o una sedia comoda. Il Byod ben progettato non è un’opzione tecnica – è un atto di rispetto verso chi entra in quella stanza.
In questa rubrica ad ogni uscita parlerò di “Soluzioni Sartoriali” che abbiamo sviluppato per coniugare gli aspetti che ritengo più importanti affinché la tecnologia non diventi un nemico: alta qualità, affidabilità, semplicità di utilizzo, estetica sartoriale. Per qualsiasi ulteriore consiglio puoi venire a trovarmi in atelier: Luca Pasquarella Exclusive Technologies srl in via Orazio 138/A Napoli.



