Napoli si regge su numerose rampe di scale, che collegano parti inesplorate della città. La cosiddetta Napoli verticale, una città attraversata da lunghe gradinate che ne caratterizzano la topografia e sembrano la sua colonna vertebrale. Con le sue geometrie ed i suoi anfratti disegna panorami che ricordano le opere di Escher. Dalle arrampicate, fino al suo ventre più profondo, nessuna città italiana è così piena di posti segreti e contrapposizioni nette. I percorsi della Napoli verticale sono tanti, come Salita della Pedamentina, (da pedemontanus, ai piedi della collina), caratterizzata da 414 scalini, fu iniziata nel XIV secolo come via di collegamento tra la Certosa di San Martino e il centro storico di Napoli. Oltre ad essere un’importante testimonianza urbanistica offre anche notevoli scorci sulla città e il suo golfo.
Le Rampe del Petraio, il cui nome deriva dalla natura pietrosa del territorio su cui sono sorte, iniziano dal Corso Vittorio Emanuele, nei pressi del Complesso monastico di suor Orsola Benincasa e giungono nei pressi della Certosa di San Martino. Iniziate tra il XVI-XVII secolo servivano per collegare il Vomero al quartiere di Chiaia. Lungo queste scale è possibile ammirare gli eleganti palazzi liberty del Vomero e i tipici “bassi” napoletani che, a differenza di quelli del centro “Addò nun ce sta luce manco a mieziuorno” qui hanno terrazzini e finestre panoramiche.
Calata San Francesco è una via gradinata che ha subito delle modifiche sia nel nome che nella struttura. Anticamente era detta “La grande via che discende a Chiaia”, successivamente prese l’attuale nome dal vicino Complesso di San Francesco degli Scarioni. La scalinata aveva inizio dalla zona costiera, l’odierna via Arco Mirelli e conduceva al Vomero. Oggi i gradini sono presenti solo nel tratto compreso tra il corso Vittorio Emanuele e via Belvedere, poiché il tratto inferiore fu trasformato in una semplice discesa.
Questi percorsi sono i più famosi ai camminatori, ma ne abbiamo altri meno noti ed altrettanto suggestivi. Le scale di “Rompicollo” o Gradoni di Santa Maria Apparente sono un viaggio in un percorso nuovo, di cui si sente parlare molto poco se non dagli abitanti di Via Palizzi e del limitrofo Petraio: le scale di “rompicollo”. L’appellativo nasce dal fatto che non sia una passeggiata agevole. Adiacenti al Petraio e dunque spesso con esso confuse, le scale di rompicollo si chiamano in realtà Gradoni di Santa Maria Apparente. Tra edifici signorili e scale sgarrupate, quasi invalicabili, Napoli ci conduce da Via Filippo Palizzi al Corso Vittorio Emanuele. Il borgo è abbellito dalla presenza della cinquecentesca Chiesa di Santa Maria Apparente. La scalinata di Marechiaro. Posillipo e Marechiaro sono due zone di Napoli pullulanti di scalinate bellissime, con panorami meravigliosi, che collegano la città al mare. La lunga camminata che porta dalla Posillipo residenziale al borgo incantato e romantico di Marechiaro, dove ci sono gli storici ristoranti di pesce come “Cicciotto”, è suggestiva e faticosa.
Salita Cacciottoli. Tra i percorsi più incredibili, c’è una scalinata del Seicento che mette in comunicazione il Vomero e Piazza Olivella a Montesanto. L’incuria ha tenuto nell’ombra questa difficile e bella passeggiata i cui scorci ricordano il Vomero antico, quando era una collina selvaggia. Il percorso non è lunghissimo, ma fornisce al visitatore una scorciatoia utilissima.
Napoli nasconde bellezze nel suo ventre sotterraneo, ma anche sulle sue pendici. Esplorarle a piedi significa conoscere le parti più caratteristiche e vere di una città troppo spesso inesplorata dai propri abitanti.










