Scoperto per caso mentre lavorava in una pasticceria del Rione Traiano, Francesco Di Napoli è diventato uno dei volti più interessanti del nuovo cinema italiano. Dal debutto ne “La paranza dei bambini”, ai set di “Romulus” ed “Hey Joe” accanto a James Franco, l’attore racconta il valore dei sacrifici, il legame indissolubile con la sua famiglia, i sogni che lo accompagnano, tra i quali lasciare un segno come attore, e quel desiderio semplice e profondo che custodisce da sempre: riuscire ad abbracciare suo padre.

“La paranza dei bambini” è arrivato quando eri giovanissimo. Come è nata questa occasione? È stato il destino. Lavoravo in una pasticceria, quando la casting del film ha iniziato a fare street casting nel mio quartiere, Rione Traiano. Notò mio cugino e lo reclutò per un provino. Nel guardare il suo profilo su Facebook lo vide in una fotografia con me e gli chiese di incontrarmi. Quando mio cugino me lo disse, nemmeno gli credevo, poi, il giorno dopo me la trovai in pasticceria.

Qual è il momento esatto in cui hai capito che la tua vita sarebbe cambiata? Dopo “La paranza dei bambini” sono tornato a lavorare in pasticceria. Pensavo che quell’esperienza sarebbe stata isolata, poi sono stato chiamato per un provino di “Romulus” ed è dopo quell’esperienza che ho capito che qualcosa era davvero cambiata e che potevo farne un lavoro.

Che esperienza è stata girare “Romulus”? Un’esperienza incredibile. All’inizio non credevo ce l’avrei fatta, non mi sentivo all’altezza. È stato un lavoro durissimo, sia sotto il profilo fisico che della preparazione. Ho dovuto parlare latino, imparare a combattere, a incassare colpi, lavorare sulla postura. Quel lavoro mi ha fatto davvero capire cosa significhi fare l’attore.

Di recente c’è stata l’esperienza di “Hey Joe” in cui hai lavorato al fianco di un attore hollywoodiano come James Franco. Cosa ti ha lasciato? Anche qui ho dovuto lavorare molto sulla dizione, perché doveva sentirsi che ero napoletano, ma essere comprensibile ad un americano quindi ho mixato napoletano, italiano e inglese. James non solo è un grande attore, ma è un uomo sensibile ed umile. Questo film ha segnato il suo ritorno dopo un periodo difficile e quando abbiamo presentato il film lui si è commosso.

Precedentemente hai girato “Rosa elettrica” per Sky. Ce ne parli? È stato bello perché abbiamo girato nove città in Italia di cui nemmeno conoscevo l’esistenza. Quindi me la sono goduta quasi come una vacanza.

Tu vieni da una semplice famiglia molto unita. Che rapporto hai con loro? Basti pensare che ancora vivo con loro per capirlo. Sono tutti orgogliosi di me, i miei due fratelli maggiori si vantano quando parlano di me, con mamma ho un bellissimo rapporto, le parlo di tutto, è la mia vita. Papà anche è molto orgoglioso, ma lo dimostra più agli altri, a me non dà soddisfazione. Noi siamo molto simili e quindi ho un po’ più di difficoltà a interagirci.

Papà ha una bancarella da più di 30 anni nel salotto di Napoli, a Via Vittoria Colonna, dove vende accessori per capelli. È il punto di riferimento per la clientela di Chiaia e non vuole assolutamente andare in pensione nonostante le tue pressioni di fare una vita finalmente più agiata Tante volte gli chiedo di ritirarsi, di riposare, ma quel lavoro è la sua vita, la sua identità. Anche se gli proponi di cambiare casa, non vuole. I miei genitori sono radicati fortemente nel loro quartiere e si accontentano di poco. Non baratterebbero la loro vita di sempre per una villa a tre piani. Quando chiedo a mio padre che regalo desideri, mi dice che sta bene così, non vuole nulla di più di ciò che ha.

Che valore ti hanno trasmesso, oltre a questa grande dignità? Di non guardare mai gli altri, sotto nessun punto di vista. Non bisogna mai paragonarsi, mai invidiare, ma godere di ciò che si ha.

Cosa desideri invece tu? Ho un desiderio che però non ho mai confessato a nessuno: abbracciare mio padre. Non ci siamo mai riusciti, credo per pudore, ma spero un giorno di rompere questo tabù e farlo.

Cosa hai comprato con i tuoi primi guadagni? Ho comprato il motorino che era il mio più grande desiderio, e poi ho aiutato i miei genitori a fare il cucinino sul terrazzo. Il desiderio più grande è comprare una casa, ma non so ancora bene dove vivrò.

Tu hai iniziato a lavorare molto presto. Che ricordo hai di quel periodo? Ho iniziato a lavorare a 15 anni perché desideravo essere indipendente. Il primo lavoro è stato aiuto barbiere: mi davano 50 euro a settimana, 1 euro l’ora. Quando chiesi di aumentare di 20 euro la paga, il mio datore si rifiutò, così me ne andai. Mi è rimasta molta amarezza, perché io ho avuto la fortuna di svoltare, ma ci sono ragazzi che cercano di imparare un mestiere ma sono sottopagati e quindi poi per necessità finiscono irretiti dalla malavita.

Altri lavori? Dopo il barbiere, consegnavo caffè per un bar pasticceria e per imparare il mestiere chiesi di essere spostato nel retrobottega al laboratorio. Mi svegliavo alle 4 del mattino e andare a lavorare col buio è la cosa più brutta che mi è rimasta impressa. Era deprimente e questa insoddisfazione mi ha fatto sempre avere una grande voglia di dare una svolta alla mia vita. Sentivo che qualcosa doveva cambiare.

Che rapporto hai con le donne? Sono stato fidanzato sei anni, poi è finita. Non ho perso fiducia nell’amore, ma ho un po’ cambiato mentalità. Mi sono reso conto che ero troppo geloso, l’ho capito grazie anche al mio lavoro che mi ha portato in giro in molti posti e mi ha aperto la mente. Comunque sogno una donna fedele, che mi capisca, e con cui possa durare tutta la vita.

Che progetti ci sono in uscita? Con l’anno nuovo uscirà un film che si chiama “Super Santos” per il cinema, ma non posso anticipare nulla.

Sogni nel cassetto? Sogno di fare ruoli molto lontani da me, come un prete ad esempio, e di interpretare un personaggio realmente esistito. Dal punto di vista personale, sogno di lasciare un segno.

I’M? Un ragazzo semplice pieno di sogni.

n° 110 Settembre 2026