È un’artista completa, che sa recitare, cantare e condurre con grandissimo talento e professionalità, ma soprattutto sa emozionare chi la segue o semplicemente l’ascolta – come nel mio caso – grazie alla sua empatia e alla sua intensa voglia di vivere. L’arte l’ha respirata a casa sin da piccolissima, soprattutto la musica: il nonno materno, Giuseppe, scriveva canzoni per grandi cantanti napoletani. La musica ha accompagnato la sua vita, sin da piccolissima, infatti la mamma dice che ha imparato a cantare ancor prima di parlare. Serena era una comunicatrice ed ha iniziato ad intrattenere il pubblico nel salone di casa organizzando spettacoli a Natale per tutta la famiglia. La sua prima vera apparizione è stata in un episodio de “Il commissario Montalbano” che le ha aperto le porte della fiction dopo “Un posto al sole”. I Manetti Bros sono stati primi a credere che potesse affrontare il grande schermo con due film cult, “Song e Napul” e “Ammor e malavita”. Nel 2019 ha interpretato Mia Martini restituendo l’intensità, la rabbia, l’energia di una icona della musica italiana e per farlo ha intrapreso un lavoro di ricerca minuziosa su ogni aspetto della vita della cantante. Poi di recente un successo grandissimo su Netflix con “Il treno dei bambini” ed ha da poco finito la terza serie di Mina Settembre, che ha riscosso un enorme successo. Ora è in teatro con uno spettacolo a lei molto caro “SereNata a Napoli”.

Sei reduce dal successo di Mina Settembre. Come ti senti?

Da poco è andato in onda il terzo capitolo di Mina Settembre dopo due anni di pausa perché mi sono presa una po’ di spazio per me, sia professionalmente che in famiglia. Sono stata felice di essere tornata nei panni di questa irresistibile assistente sociale, con i personaggi che si sono evoluti, sono cresciuti, e i percorsi narrativi sono diventati molto interessanti. Sono molto soddisfatta del riscontro avuto in termini di affetto e di ascolti e non era scontato dopo tanto tempo.

Ci sarà una quarta stagione?

Non so se ci sarà una quarta stagione perché sto concentrando tutte le mie energie su nuovi progetti, primo su tutti “SereNata a Napoli”, questo spettacolo teatrale che ha debuttato a marzo a Torino, poi Roma, Firenze, Napoli, Bologna, Milano, tutto sold out. Poi parte il tour estivo con delle tappe veramente magiche, una su tutte l’anfiteatro degli scavi di Pompei, la Reggia di Carditello, l’anfiteatro romano di Verona, lo sferisterio di Macerata e lo riprenderò anche in autunno.

Di che si tratta?

È uno spettacolo musicale, fatto di musica e parole interamente dedicato a Napoli, in cui canterò i classici della tradizione in una veste un po’ nuova, parlerò della storia di Napoli. Ci sono immagini dell’istituto Luce, dei disegni proiettati alle mie spalle che prendono vita e diventano animati, ci sono sei musicisti sul palco con me… insomma, una serata di sentimento. È l’esperienza che in questo momento mi sta regalando più sudore, fatica e gratificazione, perché è un progetto che sto scrivendo con una squadra da più di un anno e poterlo finalmente regalare al pubblico è una bellissima sensazione.

Che esperienza è stata, invece, “Il treno dei bambini”?

Il “treno dei bambini” è stato per me un’esperienza professionale molto forte perché c’è un legame familiare in realtà con questa storia narrata nel romanzo di Velardone che la Comencini ha portato sullo schermo. Parla dei treni della felicità che permettevano ai bambini del Meridione, che non avevano futuro e vivevano nella miseria nera, di essere accolti temporaneamente da famiglie del Nord Italia. Mia nonna materna, Concetta, è stata una di quelle bambine. Recitare, quindi, una storia che ha riguardato così da vicino la mia famiglia, un ruolo così intenso, così drammatico con una regista importante, mi ha toccato particolarmente. È stato il film più visto su Netflix nel mondo in lingua non inglese, quindi ci ha regalato grandi soddisfazioni.

Come fai a conciliare tutti questi impegni con la famiglia?

Concilio come la maggior parte delle madri lavoratrici. Sono molto fortunata perché ho una grande rete di aiuto a partire da mio marito Davide, poi la tata di Diego e i nonni che mi consentono di allontanarmi da casa con meno sensi di colpa.

Come hai vissuto questa grande ascesa professionale?

L’escalation professionale la vivo con stupore, candore e meraviglia. Lo faccio senza pensare a quello che comporta in termini di successo. Intraprendo dei progetti lavorativi perché ci credo, perché mi commuovono, mi appassionano, mai per il riscontro che mi possono dare.

Quale ruolo ti piacerebbe interpretare?

Mi piacerebbe interpretare Filumena Marturano che penso sia il personaggio femminile più bello mai scritto, ma non ho fretta perché so che ci vuole una maturità artistica e personale importante.

Che bambino è tuo figlio Diego?

Mio figlio Diego è un bimbo molto dolce, sensibile e appassionato, anche di musica. È molto timido, quando mi vede sul palco si emoziona tantissimo, gioisce a vedermi felice. Quando gli ho chiesto cosa mi augurasse per questo spettacolo teatrale mi ha detto “che lo fai bene e che le persone si divertano”.

Che mamma sei?

Sono una mamma molto innamorata, molto fisica, molto appassionata. Dico che ho un marito e poi un fidanzato, Diego. Sono molto presente, molto protettiva, cerco di lasciargli i suoi spazi, ma tendo da buona mamma napoletana a essere un po’ invadente. Lasciargli spazio per camminare da solo non è facile.

E con tuo marito Davide (Devenuto ndr) che rapporto hai?

Con Davide stiamo da 17 anni insieme, è una grande storia d’amore, molto reale, molto autentica in tutte le sue sfumature. Le fondamenta del nostro rapporto sono i valori comuni che ci hanno tramandato i nostri nonni e i nostri genitori e che cerchiamo di trasmettere a nostro figlio. L’importanza delle cose semplici è il valore più importante.

Il rapporto con i social?

I social li uso con moderazione per amplificare il mio mestiere di attrice e cantante, ma mi faccio anche un po’ aiutare e suggerire perché non sono pratica. Mi piace curiosare per rilassare un po’ la mente, ma li uso con parsimonia. Rispetto tutti, ma a me non piace spettacolarizzare la mia vita privata, anche perché mi mette al riparo da eventuali cattiverie di cui i social sono pieni.

Cosa rappresenta per te il tuo lavoro?

Quello che faccio è la mia passione sin da bambina e mai avrei pensato potesse trasformarsi in un lavoro. Mi è sempre piaciuto comunicare e sarei stata felice di farlo anche in un villaggio turistico o a Natale per la mia famiglia. Poi il palcoscenico è diventato un po’ più grande.

Cosa ti ha tolto questo lavoro?

Mi ha dato tantissimo, ma sicuramente mi ha tolto qualcosa perché ho iniziato molto presto. Ho iniziato a cantare in pubblico a 13 anni e il mio primo lavoro da professionista a 16, quindi sicuramente ho perso qualcosa degli anni del liceo. Ma sono state rinunce fatte con grande consapevolezza, ho sempre deciso io, nessuno mi ha mai obbligato a farlo. Poi, certo, da adulto ti viene nostalgia per quello che non hai vissuto come qualche gita, le uscite serali con le amiche, ma è talmente tanto quello che mi ha dato che non posso pensare a quello che mi ha tolto.

Cosa rappresenta Napoli per te?

Napoli rappresenta le mie radici. Artisticamente e professionalmente Napoli mi caratterizza perché il mio carattere, il mio temperamento, il fuoco che ho dentro, sono dovuti al fatto di essere napoletana. La storia della nostra città tutti noi napoletani ce l’abbiamo sotto pelle e viene fuori sia nel privato che nel lavoro. Per questo sono felicissima di raccontare Napoli i questo spettacolo.

Qual è la tua dimensione ideale? Teatro, cinema o tv?

Non saprei dirti qual è la mia dimensione ideale, perché vivo tutto con grande entusiasmo e ogni volta che faccio qualcosa mi dico che è la mia cosa preferita. Adesso, ad esempio, è il teatro.

Come vivi il passare del tempo ed i suoi segni?

A me piace crescere, mi vedo diversa, noto i segni del tempo, non mi sono fatta aiutare da nessuno, e mi piace vedere tutte le mie esperienze sulla mia faccia. Non mi piace rimanere intrappolata in un ideale di bellezza o di gioventù.

Un desiderio?

Desidero di restare così, avvolta da tutto questo affetto che non è scontato. Guardando indietro non cambierei nulla, credo che le cose non succedano per caso, e non forzo mai nulla perché tutto quello che accade ha un senso.

Hai fede?

Sono molto grata alla vita e cerco di mostrare la mia gratitudine attraverso la fede.

Come ti vedi tra vent’anni?

Ne avrò sessanta… Mi vedo con una vita semplice, il ritmo rallentato, mi starò godendo mio marito nella nostra casa in Sardegna tra buon vino, buon cibo e tanto amore. Mio figlio lo immagino in giro per il mondo anche per il percorso di studi che gli stiamo facendo fare…

IM

Sono fedele a me stessa, sono Serena di nome e di fatto, sono rimasta quella bambina che viveva a Napoli con i suoi genitori. Se dovessi qualificarmi, dico che sono innanzitutto una madre, poi una moglie, un’artista, e una Donna.

 

Tre generazioni di musica, che si tramanda di padre in figlio. Riesci a individuare un momento esatto in cui hai scoperto la tua passione?

E’ stato un processo naturale. Sono sempre stato catturato da questa scatola magica del teatro e mio padre colse subito questa mia vocazione.

 

Che ricordi hai di papà Mario? Quali soo stati i suoi insegnamenti più importanti?

Mio padre era un uomo straordinario. Papà mi ha sempre detto “Sii sempre te stesso, persevera  nei tuoi sogni, non mollare, e rispetta il pubblico in tutte le sue sfaccettature perchè è la nostra seconda famiglia”.

Qual è stata la tua prima esperienza sul palco?

La mia prima commedia è stata “Miracolo di Natale” che parla della storia di un ipovedente, proprio come mio fratello Gino. Mio padre è stato lungimirante, avevo solo 7 anni.

Quali valori ti hanno trasmesso i tuoi genitori?

I miei genitori hanno seminato bene, trasmettendoci valori forti, in cui la famiglia è il perno intorno al quale ruota la vita. E’ al centro del nostro viaggio.

Papà non c’è più. come ha fatto mamma senza la sua metà?

I primi tre quattro anni sono stati molto dolorosi, una parte di mia madre sicuramente si è spenta, ma continua a essere il nostro punto di riferimento. Nonostante io ormai sia adulto e mia madre anziana, io con lei continuo a sentirmi figlio.

Tua moglie Paola è la tua fedele spalla in questo viaggio…

A mia moglie Paola voglio proprio dedicare un pensiero, perché mi ha sempre sostenuto, incoraggiato, supportato e anche sopportato. Il nostro è un amore nato con la camicia e dura da 40 anni. Grazie a lei sono un uomo migliore.

Siete insieme fin da quando eravate due ragazzini. qual è il segreto di un matrimonio duraturo?

Lei aveva 15 anni ed io 16. Il 4 luglio del 1984 le ho dato il primo bacio. Il segreto è comprendersi, rispettarsi, accettarsi ed anche escludersi quando è necessario. E’ importante anche non voler primeggiare. Poi credo molto nella divisione dei ruoli, che oggi sta sparendo. La donna è una creatura preziosa per l’uomo perchè emana segnali all’uomo sulla strada da seguire. Se l’uomo è bravo a coglierli, ha la possibilità di essere la versione migliore di sé.

Tu hai molta fede?

La fede mi guida molto, mi aiuta a diventare una persona migliore. Spiritualmente mi sostiene nelle avversità della vita di tutti i giorni. Ogni mattina mi sveglio e ringrazio Dio per quello che mi accade, che io considero miracoloso e mai scontato. Per me quello che accade è sempre un regalo di qualcuno che, da lassù, ha fatto allineare le cose.

Francesco ha seguito le tue orme. Che rapporto hai con lui, personale e professionale. 

La vita fa giri immensi…Francesco era una promessa del calcio, poi si presentò a un provino per un musical di Alessandro Siani di cui io avevo scritto la colonna sonora. Fu preso ed io lo sentì cantare e capii che anche lui era destinato alla musica. La ha nel sangue.

Oggi sei nonno di due bellissimi bambini. Che nonno sei?

I miei nipoti sono tutto per me, me li sto godendo appieno, molto più di come ho fatto con i miei due figli. Quando si è più adulti e si ha stabilità, ci si può dedicare ai bambini con maggiore attenzione. Quando parto per lavoro, subito partono “le videochiamate della tristezza”.

 

Il successo di “Rossetto e caffè” che è diventato un tormentone. Qual è secondo te il segreto vincente di questa canzone?

Il brano racconta una relazione intensa, fatta di passione e momenti di tensione, in cui la presenza dell’altro si avverte anche nei piccoli dettagli lasciati indietro: il rossetto sulla tazzina, da segno visibile, si trasforma in ricordo tangibile di chi c’era e forse non c’è più. Penso il segreto del successo sia nella sua semplicità, che abbraccia un pubblico trasversale.

L’emozione di Sanremo, dove sei stato ospite cantando con i The Kolors.

Sanremo è sempre una rinnovata emozione. Non ci si abitua mai. Io ci sono stato nel 2009, ma è sempre come la prima volta.

A breve ti aspetta il tour americano. Cosa si prova ad essere amati sin lì?

Parto il 22 marzo per gli Stati Uniti, facendo tappe a Montreal, Toronto, Chicago, Boston e Atlantic City. E’ una emozione grandissima portare la musica agli italiani che sono all’estero e che sentono forte il legame con le proprie radici.

Cosa rappresenta per te il pubblico?

Devo tutto al mio pubblico. Con il pubblico è stato un vero e proprio matrimonio il mio e non l’ho mai tradito.

Qual è il tuo credo fondamentale?

La mente spiega cos’è la vita, ma è col cuore che val la pena viverla.

Hai sempre vissuto questo lavoro con un impegno enorme ed ora è arrivato un successo travolgente. Ti sei spiegato perchè?

Sono cresciuto con un obiettivo preciso il lavoro nobiliti l’anima, ma devi essere pronto anche alle avversità. Io ho affrontato di tutto nella mia vita: sono caduto, risalito, e ricaduto. Ho constatato la pochezza di molte persone che mi erano attorno, ma non ho mai voluto vendicarmi. Non mi interessano le rivendicazioni, ho sempre e solo pensato a proseguire il mio viaggio. Ho sempre creduto in me, ho faticato per portare avanti i miei sogni, facendo tante rinunce, ma sono stato sempre fedele a me stesso, senza mai piegarmi alle mode del momento, senza mai tradire la mia natura e la mia dignità. Dio oggi mi ha voluto premiare per tutto questo lavoro.

Cosa rappresenta Napoli per te?

Napoli è casa mia. Napoli è una rosa con tante spine, ma pur sempre profumata.  E’ unica al mondo, è una città dai mille colori come la raccontava Pino Daniele, ha grande umanità, un grande sound. Ti accoglie, ti sostiene, ha un’energia che non ti fa mai abbattere. A Napoli trovi sempre qualcosa per sorridere: basta una giornata di sole, o una partita di pallone che ti cambia l’umore. Non la cambierei mai. Se non sento il profumo del mare impazzisco.

Progetti? C’è un tour estivo che parte a maggio con “Stasera che sera”, che poi riprenderò in estate.

Le collaborazioni che ti porti nel cuore.

Qualle con autori, musicisti e colleghi con cui ho anche rapporti d’amicizia. C’è un mio carissimo collaboratore a cui sono molto legato che è Ciro Villano con cui ho scritto tanto. Poi un attore con cui sono cresciuto, che è Ernesto Lama. Le mie collaborazioni più importanti sono state quella con Renato Zero, con Ornella Vanoni, Gaetano Correri, Clementino, The Kolors, Gigi D’Alessio, la cantautrice brasiliana Ana Carolina, autori come Pasquale Panella, Vincenzo D’Agostino, e Luca Barbato.

 

I’M?

Io sono quello che la gente vede. Mi guardo allo specchio e mi riconosco. Sono un italiano di Napoli.

di Ilaria Carloni

foto di Anna Camerlingo

n° 102 Maggio 2025