Tra le terrazze affacciate sul mare di Bacoli, dove il Golfo di Pozzuoli incontra la storia millenaria dei Campi Flegrei, prende forma una delle esperienze gastronomiche più significative della Campania contemporanea. Al timone del ristorante stellato Caracol c’è lo chef Angelo Carannante, interprete di una cucina che nasce dal territorio, dialoga con il mare e guarda al futuro senza mai perdere il contatto con le proprie radici. «Il territorio è il nucleo di tutto quello che è il mio pensiero di cucina e la più grande fonte di ispirazione», racconta lo chef. Un’affermazione che sintetizza una filosofia gastronomica costruita attorno ai prodotti locali e al rapporto diretto con pescatori e produttori della zona. La passione per la cucina nasce durante gli anni dell’istituto alberghiero. Non una tradizione familiare tramandata tra i fornelli di casa, ma una scoperta personale alimentata dalla curiosità e dal desiderio di comprendere i segreti dell’arte culinaria. Da allora il percorso professionale di Carannante è stato un continuo esercizio di ricerca e perfezionamento. Nel suo ristorante il protagonista assoluto resta il mare. Ma c’è una particolarità che racconta molto del suo approccio: «Non sono io a scegliere il pescato, ma il pescato che sceglie me». Ogni mattina sono i pescatori a proporre il meglio delle loro catture e da quel dialogo quotidiano nascono le idee che prendono forma nei menu degustazione del Caracol.La tradizione rappresenta il punto di partenza di ogni creazione. Le tecniche contemporanee e l’esperienza maturata negli anni diventano strumenti per reinterpretare il patrimonio gastronomico locale. «La tecnica è al servizio dell’innovazione per reinterpretare la tradizione», spiega lo chef, sottolineando quell’equilibrio tra memoria e modernità che caratterizza la sua cucina. Se dovesse indicare un piatto capace di raccontare l’anima di Bacoli, Carannante non ha dubbi: cicerchie e cozze. Una preparazione che rappresenta l’incontro perfetto tra terra e mare, tra la cultura contadina e quella marinara che da sempre convivono nei Campi Flegrei. La cicerchia, antico legume della tradizione mediterranea, offre una consistenza avvolgente e un sapore autentico, mentre le cozze portano nel piatto tutta la forza e la sapidità del mare flegreo. Nella visione dello chef, questa ricetta mantiene intatta la sua anima popolare ma viene esaltata da una lettura contemporanea che valorizza ogni ingrediente senza snaturarlo. Il risultato è un piatto essenziale e identitario, capace di raccontare il territorio attraverso sapori autentici e profondamente riconoscibili.Tra i dolci simbolo del territorio, invece, Carannante cita il casatiello dolce, specialità tipica di Bacoli che continua a rappresentare un importante patrimonio gastronomico locale.Dietro ogni nuovo piatto si nasconde un percorso creativo che spesso nasce lontano dalla cucina. Un viaggio, un incontro, un’emozione o un ricordo possono trasformarsi nell’ispirazione per una nuova proposta. Tuttavia, il punto di partenza rimane sempre l’ingrediente: «È l’ingrediente che ha emozionato me e il mio obiettivo è trasmettere quella stessa emozione agli ospiti». Particolare attenzione viene dedicata anche al tema della sostenibilità, interpretata dallo chef in una chiave concreta e moderna. Per Carannante la sostenibilità parte innanzitutto dalle persone: dal benessere dello staff, da ritmi di lavoro equilibrati e da un ambiente armonioso. A questo si aggiunge una gestione consapevole delle materie prime, orientata alla riduzione degli sprechi e alla valorizzazione delle risorse disponibili.La scelta di proporre un unico menu degustazione nasce proprio da questa visione: acquistare in maniera mirata, rispettare la stagionalità e ridurre al minimo gli sprechi senza compromettere la qualità dell’esperienza gastronomica.Tra i piatti che meglio rappresentano oggi il percorso culinario del Caracol, lo chef consiglia ai nuovi ospiti i tubetti rigati con anemoni, ricci di mare, rafano e cannolicchi, una preparazione che racchiude l’essenza del mare e la ricerca tecnica della sua cucina.Guardando al futuro, Carannante immagina un Caracol ancora più inclusivo e con nuovi spazi dedicati all’accoglienza. E su Bacoli lancia una riflessione significativa: il territorio possiede tutte le caratteristiche per diventare una vera fucina gastronomica di livello nazionale, purché continui a investire nell’innovazione e nella valorizzazione delle proprie eccellenze.Tre parole riassumono la sua filosofia gastronomica: sostenibile, essenziale e di gusto. Un manifesto che racconta una cucina contemporanea profondamente radicata nel territorio e capace di trasformare ogni piatto in una narrazione autentica dei Campi Flegrei.






