La casa di Giffoni, quella che per nove giorni accoglie sogni ed emozioni, speranze, lacrime e risate, dibattiti e confessioni, in realtà non chiude mai. Quando un’edizione finisce, infatti, per i bambini, i ragazzi e i giovani che la vivono è soltanto un arrivederci. Il festival riparte quasi subito, con nuove idee, nuove storie e soprattutto con lo sguardo già rivolto alla prossima estate. A confermarlo è stato il direttore generale Jacopo Gubitosi, durante la giornata conclusiva della 56ª edizione: «Questo di oggi è un momento di inizio e di ripartenza». L’appuntamento è già fissato: la 57ª edizione del Giffoni Film Festival si terrà dal 16 al 24 luglio 2027, mentre nei prossimi mesi sarà annunciato il nuovo tema. Perché la vera ricchezza di Giffoni sono proprio loro, i giovani. Più di cinquemila juror hanno partecipato quest’anno al festival, trasformando le sale cinematografiche in luoghi di confronto, domande e incontri. Lo ha raccontato bene Steve Cox, regista e animatore che insieme a Matthew Walker ha diretto il terzo capitolo di Shaun, Vita da Pecora: Operazione Z.u.c.c.a.: «Abbiamo visto 600 bambini farci domande sul film: è un posto splendido per ispirare i ragazzi a parlare di animazione e di cinema». E poi una frase che forse più di tutte racconta lo spirito del festival: «Sono il pubblico migliore del mondo perché sono l’onestà fatta persona». La stessa spontaneità è arrivata da Benedetta Porcaroli, accolta dall’entusiasmo dei ragazzi: «Le vostre domande aiutano come la terapia». È anche questo Giffoni: un luogo dove le distanze tra pubblico e protagonisti si accorciano e dove una domanda può diventare più importante di una risposta preparata. A fare da simbolo alla 56ª edizione, dedicata al tema “Le cose impossibili”, è stato Icaro. Ma un Icaro diverso da quello della mitologia, senza volto. «Quel volto volevamo incontrarlo qui», ha spiegato il direttore artistico Luca Apolito, «tra gli oltre cinquemila juror che hanno affollato le nostre sale». Un’immagine potente per un festival che continua a chiedere alle nuove generazioni di guardare oltre i propri limiti e di immaginare ciò che ancora non esiste.
E proprio i ragazzi hanno avuto l’ultima parola, assegnando i premi alle storie che più hanno saputo interpretare il tema dell’edizione. Dalla Germania all’Estonia, dalla Polonia all’Indonesia, dall’Olanda all’Italia, i film premiati hanno raccontato crescita, amicizia, inclusione, coraggio e speranza.
Tra i riconoscimenti principali, nella sezione Generator +18 il Gryphon Award è andato a You Believe in Angels, Mr. Drowak? di Nicolas Steiner, mentre per Generator +15 è stato premiato Morten di Ivan Pavljutskov. The Altar Boys di Piotr Domalewski ha conquistato il premio della sezione Generator +13. Tra gli Elements +10 ha vinto Just Call Me Frida di Katja Benrath, mentre per gli Elements +6 il riconoscimento è andato a Garuda – Dare to Dream di Ronny Gani. Tra i cortometraggi, premiati anche l’italiano Il Murales del Campione, dedicato ai murales di Diego Armando Maradona, e diverse produzioni internazionali.
Il risultato finale restituisce la fotografia di un festival sempre più grande: oltre 250mila persone coinvolte in nove giorni, più di 3.200 uscite tra stampa, web e agenzie, 250 passaggi televisivi sui principali network nazionali e numeri importanti anche sui social, con 82,3 milioni di visualizzazioni. Ma sono numeri che raccontano solo una parte della storia.
Perché Giffoni non è soltanto un festival cinematografico. È una comunità temporanea che ogni estate si riunisce per parlare di cinema, ma anche di futuro, paure, sogni e possibilità. E quando le luci si spengono e le sale tornano silenziose, quella comunità non scompare: comincia semplicemente a preparare il prossimo incontro.



























